6) Montaigne. Debolezza e presunzione.
In questa lettura Montaigne affronta dei temi che ispireranno poi
alcuni fra i pi famosi pensieri di Pascal sulla miseria dell'uomo
e sulla sua (infondata) presunzione.
M. E. de Montaigne, Saggi, secondo, capitolo dodicesimo (pagina
47).

Il metodo che io prendo per demolire questa frenesia, e che mi
sembra il pi adatto,  quello di colpire alla base l'orgoglio e
la presunzione umana; quello di far sentire all'uomo la sua
inanit, vanit, nullit; di strappargli del tutto le deboli armi
della ragione; quello di costringerlo a chinare la testa e a
mordere la polvere sotto l'autorit e la riverenza alla divina
maest. La scienza, infatti, appartiene soltanto ad essa; essa
sola ha valore per se stessa e ad essa noi dobbiamo quel poco che
pensiamo di contare e secondo la quale ci valutiamo. Dio vuole
che nessun altro, all'infuori di lui, si consideri grande
(Erodoto, settimo, X). Abbattiamo questa opinione, primo
fondamento della tirannide dello spirito maligno: Dio resiste ai
superbi e concede la grazia agli umili (San Pietro, Lettere,
primo, quinto, 5). L'intelligenza si trova in tutti gli di, dice
Platone, ma in pochissimi uomini.
Ora,  di grande conforto ai Cristiani il vedere i propri
strumenti mortali e caduchi, cos convenientemente adatti alla
nostra santa e divina fede, che, quando sono usati, a proposito
della loro natura mortale e caduca, essi non vi risultano pi
appropriati e non abbiano capacit superiori. Vediamo, dunque, se
l'uomo ha in suo potere ragioni pi consistenti di quelle di
Raimondo di Sabunda; cio, se  in suo potere di pervenire ad una
certezza attraverso il ragionamento ed il discorso. Sant'Agostino
infatti, scagliandosi contro costoro, ha occasione di rimproverare
questa ingiustizia: che essi si fanno sostenitori di una falsa
credenza, che la nostra ragione non ha potere di fondare e, per
mostrar loro che poterono e possono tuttora esservi delle cose, di
cui il nostro pensiero non saprebbe trovare la natura e le cause,
mette loro innanzi certe esperienze, indubbie e riconosciute,
rispetto alle quali manca all'uomo qualsiasi nozione.
Ma occorre fare di pi e insegnare loro che, per dimostrare la
debolezza della ragione umana, non occorre andare a scegliere
esempi rari. Essa  cos manchevole e cieca che non vi  nulla di
cos chiaro e facile per essa; che non vi  differenza alcuna tra
il facile ed il difficile; e che tutte le cose, allo stesso modo,
e la natura in generale, si ribellano alla sua giurisdizione ed al
suo intervento.
Che cosa ci conferma la verit quando c'insegna a fuggire la
filosofia mondana, quando ci fa persuasi che la nostra saggezza
non  che follia nei confronti di Dio; che l'uomo  la pi vana di
tutte le  vanit, che l'uomo che tiene in gran conto il proprio
sapere, non sa ancora neanche che cosa sia il sapere; e che
l'uomo, che  un nulla, quando pensa di essere qualcosa, illude se
stesso e s'inganna da solo? Queste sentenze, dettate dalla divina
ispirazione, esprimono in modo cos chiaro e cos vivace ci che
voglio sostenere, che non mi occorrerebbe alcun'altra prova contro
coloro che si sottomettono ed obbediscono alla sua autorit. Ma
costoro vogliono essere puniti a loro proprie spese e non
sopportano che si combatta la loro ragione se non per mezzo della
stessa ragione.
Dunque, consideriamo per ora l'uomo solo, senza aiuto esterno,
provvisto solo delle sue armi, sprovvisto della grazia e della
conoscenza divina, in cui consiste tutto il suo onore, la sua
forza e la sostanza del suo essere. Vediamo quanto  solido questo
suo bel bagaglio; mi faccia egli capire, colla forza del suo
pensiero, su quali basi ha costruito questa cos grande
superiorit che egli pensa di avere sulle altre creature. Chi lo
ha persuaso che questo meraviglioso movimento della volta celeste,
la luce eterna di queste stelle, rotanti cos grandiosamente sul
suo corpo, i movimenti spaventosi di questo mare infinito, siano
stabiliti e si continuino per tanti secoli per suo vantaggio ed in
suo favore? E' possibile immaginare nulla di pi ridicolo del
fatto che questa miserabile e debole creatura, la quale non 
neppure padrona di se stessa, esposta alle offese di ogni cosa, si
dica padrona e sovrana dell'universo, del quale non  in suo
potere conoscere la minima parte e tantomeno di comandarla? E
questo privilegio che egli si attribuisce e secondo il quale egli
sarebbe il solo capace di riconoscere la bellezza e i capolavori
di un cos grande edificio, il solo che possa renderne grazie
all'architetto, un simile privilegio chi glielo ha concesso? Ci
faccia vedere le credenziali di questo bello e grande incarico.
Sono state concesse solo in favore dei saggi? Esse, infatti, non
riguardano molte persone. Gli sciocchi ed i malvagi sono degni di
un favore cos straordinario, ed essendo la peggior parte del
mondo, possono esser preferiti a tutto il rimanente?...
La presunzione   la nostra malattia naturale ed originaria. La
pi disgraziata e la pi fragile di tutte le creature  l'uomo e,
tuttavia, la pi orgogliosa. Si sente e si vede alloggiata qui,
fra la melma e lo sterco del mondo, attaccata ed inchiodata alla
peggiore, alla pi morta e corrotta parte dell'universo,
all'ultimo piano della casa, ma al pi lontano dalla volta
celeste, cogli animali della peggior condizione, tuttavia
s'immagina di porsi al di sopra della sfera lunare e di poter
mettere il cielo sotto i suoi piedi. Per la vanit di questa
stessa immaginazione, egli si eguaglia a Dio, si attribuisce le
possibilit divine, attribuisce a se stesso ogni privilegio e si
separa dalla massa delle creature, divide in gruppi gli animali
suoi confratelli e compagni ed assegna loro, come gli pare, una
parte di facolt e di forze. Come pu conoscere, colla sola forza
della sua intelligenza, gli impulsi interni e segreti degli
animali? Per mezzo di quale analogia tra quelli e noi, egli deduce
la mancanza d'intelligenza che attribuisce loro? Quando gioco con
la mia gatta, chiss se essa mi prende come suo passatempo, cos
come faccio io per essa? Platone, nella sua descrizione dell'et
aurea sotto Saturno, annovera fra i principali vantaggi dell'uomo
d'allora, la possibilit di comunicare con le bestie ed egli,
indagando ed istruendosi su di esse, ne conosceva le vere qualit
e le differenze di ciascuna, per cui egli acquistava perfetta
conoscenza e capacit di trattamento cosicch poteva condurre la
sua vita molto pi a lungo e pi felicemente di quanto noi
sappiamo fare. Ci occorre una prova migliore per giudicare
l'impudenza umana riguardo alle bestie? Questo grande scrittore fu
del parere che, per lo pi, la forma fisica che la natura ha dato
loro, riguardava solo la pratica degli auspici che se ne traeva al
suo tempo. Questo difetto che impedisce il comunicare tra loro e
noi, perch non  piuttosto nostro che loro? Si tratta
d'indovinare chi  colpevole del fatto che non ci si comprende:
infatti noi non comprendiamo le bestie pi di quanto loro
capiscano noi; per questa stessa ragione esse ci possono stimare
bestie, come noi stimiamo loro. Non c' molto da meravigliarsi se
non le capiamo; cos non capiamo i Baschi ed i Trogloditi.
Talvolta alcuni si sono vantati di capirle, come Apollonio Tianeo,
Melampo e Tiresia ed altri. E poich, come dicono i cosmografi, vi
sono delle nazioni che accettano come loro re un cane, 
necessario ammettere che essi sappiano dare una certa
interpretazione alla sua voce ed ai suoi movimenti. Occorre notare
le somiglianze che vi sono fra di noi. Noi abbiamo una mediocre
conoscenza della loro sensibilit ed egualmente le bestie l'hanno
della nostra quasi nella stessa misura poich esse ci secondano,
ci minacciano, ci cercano e noi facciamo con loro la medesima
cosa. Per di pi vediamo che tra di loro esse hanno una piena e
completa comunicazione e che si capiscono: non soltanto quelle
della stessa specie, ma anche quelle di specie diverse...
Un soffio di vento contrario, il gracchiare di uno stormo di
corvi, il passo falso di un cavallo, il passaggio fortuito di
un'aquila, un sogno, una voce, un segno, una brinata mattutina
sono sufficienti a sconvolgere l'uomo ed a prostrarlo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
settimo, pagine 179-181.
